Cooperativa per il Commercio Equo e Solidale

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PRODOTTI

- BISCOTTI

- COUS COUS E PALESTINA

- FIBRE VEGETALI

- GUARANA'

- PROPOLIS

- THE VERDE

- ZIWA

- ZUCCHERO

 

 

I PRODOTTI SI RACCONTANO

BISCOTTI
La colazione è un momento importante della giornata e, se, oltre ad essere buona e sana per noi, è fonte di reddito per i produttori delle Cooperative del Commercio equo e solidale, ... è anche meglio!
Parliamo allora di biscotti: alla NONSOLONOI sono presenti e se ne possono acquistare di tre differenti tipi: al cacao e anacardi, al miele, con miele e noci pecan. Vengono prodotti in Italia, ma gli ingredienti provengono da coltivazioni biologiche sparse in varie paesi del mondo.
Il cacao utilizzato proviene dalla KNAPA KOKOO UNION (KKU), un’associazione di piccoli coltivatori del Ghana. Fondata nel 1993, è la prima organizzazione privata di produttori di cacao. Raggruppa oltre 3.000 famiglie organizzate in 60 gruppi di produttori di tre diverse regioni del paese. Il cacao contiene per il 64% glucidi, per il 22% lipidi (burro di cacao), per il 6% proteine, per il 4% sali minerali, per l’1,7% l’alcaloide teobramina.
Le noci cajou o anacardi sono il frutto di una pianta originaria del Brasile, che produce anche un falso frutto ricchissimo di vitamina C, proteine e carboidrati. La COOMAP (Cooperativa mista agricoltura e allevamento Piccoli Produttori) è sorta nella regione di Picos (Brasile). È composta da 123 soci che lavorano in gruppi comunitari.
Le noci Pecan sono invece originarie del Nord America e sono state introdotte in Perù negli anni ’20. La cooperativa “Rosario de Yeuca” ha 186 soci: è in grado di offrire ai soci assistenza medica gratuita, medicinali a basso costo il salario durante il periodo della malattia; offre, inoltre, aiuto alle scuole e distribuisce beni di consumo a prezzi di costo e assegna crediti agevolati.
Lo zucchero di canna, ingrediente di base per la lavorazione dei biscotti, proviene infine dalla Cooperativa campesina di produzione agricola di Cuba.

Carla Bellintani

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COUS COUS E PALESTINA

E’ giunto in bottega una richiesta di solidarietà a PARC, ONG palestinese partner di CTM-altromercato per l’importazione del cous cous. Il recente attacco dell’esercito israeliano contro la popolazione palestinese ha provocato infatti, tra l’altro, una grave crisi economica, con disoccupazione al 51% e distruzione dei campi coltivati, di moltissime abitazioni private e di molte attività produttive. PARC è una ONG palestinese attiva da 20 anni nel settore dello sviluppo rurale, della protezione ambientale e nel sostegno alle organizzazioni di donne. E’ un’organizzazione ben conosciuta per la serietà del proprio impegno, ha un forte radicamento sul territorio, ha svolto progetti per conto delle Nazioni Unite e ha tra i suoi scopi lo sviluppo di una società civile democratica in Palestina.
PARC si è impegnata a raccogliere fondi per acquistare viveri di base da distribuire a circa 10.000 famiglie nelle zone rurali di Ramallah, Nablus, Jenin, Betlemme, Gaza, Hebron e altre. Per questo motivo la cooperativa Nonsolonoi rilancia l’appello di PARC e propone ai propri soci, volontari, clienti di contribuire alla raccolta di fondi lasciando il proprio contributo alla cassa: 1 pacco famiglia da 10 kg = 5 €.
Naturalmente si può sostenere PARC anche acquistando il cous cous in bottega: è più caro degli altri, ma vale tutto il sovrapprezzo per almeno due motivi. Innanzitutto per la sua qualità sociale: è prodotto da un gruppo di donne palestinesi che, grazie a PARC, possono garantire un’ulteriore e preziosa fonte di reddito per le loro famiglie, oltre che una posizione migliore all’interno della società. Inoltre va sottolineata la qualità pregiata del prodotto: non è un cous cous industriale precotto, ma un prodotto artigianale derivante da semola coltivata senza l’ausilio di prodotti chimici e lavorata interamente a mano. Occorrono molte ore in cui la semola va lavorata con la punta delle dita, aggiungendo solo acqua goccia a goccia, fino a che non si è raggrumata in piccole sfere. Oltretutto, la semola di grano utilizzata per questo cous cous è integrale ed è stata macinata al mulino.

Lucia Mnterosso

On Line:
http://www.pal-arc.org/

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FIBRE VEGETALI

Il 16 e 17 febbraio 2001 si è tenuto a Rimini l’inforum delle Botteghe del commercio equo e solidale: l’occasione si è rivelata utile per scambiare idee ed esperienze, ma il vero obiettivo era la presentazione di prodotti nuovi a base di fibre vegetali da poter offrire ai nostri clienti.
Un elemento da non sottovalutare riguardo queste fibre è che esse rappresentano un’alternativa al legno per la produzione di mobili: ciò significa maggior rispetto per l’ambiente, perché piante come bambù, sisal, rattan e molte altre si rigenerano velocemente e consentono di mantenere inalterati gli equilibri ambientali.

La prima fibra presentata è una vecchia conoscenza, la juta, e i prodotti che abbiamo visto provengono dal Bangladesh e sono collegati ad un gemellaggio con la bottega di Sondrio.
La juta è la seconda fibra naturale per importanza nel commercio mondiale dopo il cotone, anche se negli ultimi decenni, in particolare a partire dai primi anni ’60 con la scoperta del polipropilene, il suo consumo nei paesi industrializzati si è contratto fortemente. Ancora oggi il Bangladesh rappresenta, con una quota dell’ 80%, il maggior esportatore mondiale di questa fibra che costituisce la fonte di
reddito (anche se molto basso) per circa un quarto della sua popolazione. ore.
Della juta si usa tutto: per quanto riguarda la fibra, questa viene utilizzata per i tessuti, ma può anche venire trasformata in una polpa utilizzata poi per la realizzazione di biglietti d’auguri, per esempio, ed altri oggetti di cartoleria. I prodotti Altromercato realizzati con la juta sono rappresentati da amache, sike, tende per porte, pavimentazioni e zerbini, sottopentole, cestini, borse, carta e matasse di filo colorato.

Sono stati poi presentati prodotti a base di carta artigianale realizzati in Bangladesh; ciò che mi ha colpito di più è stato l’aspetto del luogo in cui si volge il lavoro: alberi, verde, acqua, spazio, organizzazione. Davvero un contesto profondamente diverso dalle nostre realtà produttive ma anche da quello che ci si può immaginare pensando ad una cartiera in Bangladesh. Il risultato di questo percorso è altrettanto sorprendente: fogli per scrivere, quaderni ed altri oggetti, di colori e strutture diversi, davvero belli.
Molto interessante un aspetto legato al tipo di pianta per la produzione della carta: un’Organizzazione non governativa degli USA, la MCC, si dedica allo studio della realizzazione di prodotti con materiali propri delle diverse aree. Nel Bangladesh, per esempio, non esiste una tradizione artigianale della carta poiché non esistevano materie prime direttamente disponibili a questo scopo. L’MCC ha realizzato un centro di job creation (creazione di attività lavorative), ha importato la tradizione dell’artigianato da vicino Nepal ed ha sviluppato l’utilizzo di materie prime locali a questo scopo: il giacinto d’acqua, pianta molto fibrosa che va molto bene per la produzione di carta.

Un altro progetto particolare che segue la stessa filosofia dello sfruttamento delle risorse disponibili localmente, è quello che nelle Filippine vede una scuola sperimentale cercare di ricavare tessuti commercializzabili dalle fibre di ananas secondo un’antica tradizione locale che vedeva realizzare abiti per cerimonie particolari (per esempio le nozze) con questa pianta. Il problema con il quale attualmente ci si confronta è rappresentato dalla estrema sottigliezza e fragilità della fibra della foglia d’ananas che ne rende complicata la tessitura.

Il rattan è presente nella maggior parte dei prodotti che CTM importa dalle Filippine ed è la fibra più resistente tra quelle disponibili. Il rattan è una palma che si arrampica su altre piante e che quindi, al momento della raccolta, deve essere districata da queste: le sue radici possono essere anche molto lontane dal fusto principale e possono anche essere aeree. Nel processo di produzione, il tronco viene decorticato con olio bollente (100-200°C) i cui residui vengono poi eliminati con la segatura. Questa pianta non è largamente presente in natura nemmeno nelle Filippine. Non è protetta ma occorrono accorgimenti per non procurare danni gravi all’ambiente: va tolto solo il tronco principale senza danneggiare le radici lontane, ma comunque non deve essere tagliato se le radici accessorie sono inferiori a sei, perché significa che la pianta non ha raggiunto una maturità tale da consentirle di rigenerarsi dopo il taglio della parte principale.

Il seagrass è una pianta nuova per CTM e proviene da CCAP che ha ottenuto un finanziamento dal governo delle Filippine per sviluppare questa coltura ed offrire agli abitanti della zona una fonte di reddito. E’ acquatica e cresce in zone paludose o acquitrinose e deve il suo nome (seagrass, letteralmente erba di mare, dall’inglese) al fatto che deve venire annaffiata con acqua di mare. La fibra viene dalla canna che in sezione si presenta triangolare. E’ una fibra molto sensibile all’umidità ed in funzione di questa può variare le sue dimensioni. Con questa fibra pianta vengono realizzati cestini, sdraio, stuoie, utilizzando come supporto spesso anche il bambù.

L’abaca è una pianta molto simile al banano ed è anche nota come canapa di Manila. Con il suo stelo (che viene decorticato privato della polpa e trasformato in fibra) vengono prodotti coprilumi, cesti e stuoie. Localmente serve anche alla realizzazione di reti da pesca. Una particolarità: in alcuni paesi viene utilizzata per la produzione di cartamoneta.

Il buri è una pianta che appartiene alla famiglia delle palme che cresce soprattutto nelle zone costiere delle Filippine e dell’India. Di questa si utilizzano le foglie che vengono intrecciate per la realizzazione di cappelli, scatole, piccoli cesti multicolori ed altri manufatti.
Con i resti della lavorazione del buri si produce il kala, filamenti di fibra che, anziché venire bruciati, vengono a loro volta intrecciati. E’ una pianta molto versatile: vengono utilizzati, in modo diverso, dalle popolazioni locali, anche il fiore, i noccioli delle noci, lo stelo ed il tronco.

Il bambù, a tutti noto, è una pianta erbacea perenne molto alta propria delle zone tropicali o subtropicali, caratterizzata da una velocità impressionante di crescita (anche 40 cm al giorno). si può presentare con l’interno della canna pieno (chiamato maschio anche se ciò non corrisponde al vero dal punto di vista botanico) o cavo. La pianta ha lo stelo grosso e vuoto se è cresciuta in un clima umido e fertile, mente è piccolo e pieno se ha vissuto in un clima secco e con terreno sabbioso. E’ molto resistente ed adattabile. Ben 136 specie delle oltre 700 nelle quali è divisa crescono solo in India.

Nella nostra bottega è disponibile un volumetto con maggiori informazioni su tutte le fibre citate e su alcune altre.

Roberto Crea

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Il GUARANA

è da sempre considerato “elisir di lunga vita” dagli indios del Brasile. Ecco le sue proprietà.
- il suo alto contenuto di principi attivi naturali dà un senso di benessere immediato
- è tonico stimolante ed è usato contro la debolezza, l’esaurimento, la depressione
- stimola le funzioni cerebrali
- è un diuretico efficace; riduce, inoltre, gli stimoli della fame
- ha un elevato contenuto di caffeina, ma non provoca gli effetti negativi ad essa associati, in quanto la modalità con cui viene ingerito (polvere a matrice cellulosica) ne rallenta la dissoluzione nell’organismo con lentissima assimilazione della caffeina.

Il guaranà importato da CTM proviene dal Consiglio generale delle etnie Saterè Mawe, organizzazione autonoma degli Indios dell’Amazzonia brasiliana. E’ una struttura rappresentativa dell’intero popolo indigeno; tutte le pratiche collegate al confezionamento, alle analisi sanitarie e all’esportazione vengono espletate dalla “Guaranà Amazonas” di cui fan parte anche l’Ispettoria Salesiana Missionaria. In negozio il prodotto si può ora trovare anche come ingrediente del gustoso ed energetico equosnack “GUARIBA” , che unisce all’energia del Guaranà, la dolcezza del cioccolato e la genuinità del latte e consente la promozione sociale, oltre che economica, della Coop.”URACARO” del Brasile.
Carla Bellintani

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PROPOLIS

Si tratta di un insieme di resine e gomme raccolte dalle api su gemme e tronchi, e successivamente lavorate con enzimi di particolari ghiandole e impastate con cera. Nell’alveare serve come materiale da costruzione, ma anche come antibatterico e sterilizzatore per le celle dove vengono deposte le uova.
Il suo nome è di origine lontana: i Greci avevano notato che le api la usavano per sigillare gli alveari, da qui pro, cioè “davanti”, e polis, “città”. Nei millenni la propolis ha avuto molti usi: gli antichi Egizi la usavano per mummificare i corpi dei faraoni, gli Inca per curare le infezioni febbrili, i medici medievali russi la indicavano per il mal di denti, per cicatrizzare le ferite e guarire le piaghe; la si ritrova anche nei trattati di medicina iraniani del II secolo e in quelli francesi del Duecento.
I numerosi minerali, oli essenziali, zuccheri e le altre sostanze che la compongono danno alla propolis tante proprietà salutari per l’organismo umano: sono riconosciute la capacità di combattere i batteri nocivi del corpo, la sua funzione fungicida, antinfluenzale, anestetica, cicatrizzante e antiossidante.
L’estratto di propolis che trovate in negozio è proviene dal cuore della foresta Amazzonica, una zona con la più alta biodiversità del mondo e ancora incontaminata. E’ disponibile in spray, oppure da prendere a gocce, sia alcolico che analcolico per bambini.

Lucia Monterosso

 

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THE VERDE

Vediamo di sapere qualche notizia in più riguardo a questo tanto ricercato The verde!
Questo The, tipico della tradizione cinese e dalle caratteristiche organolettiche molto particolari, ha un sapore soave, un aroma delicatissimo ed un vago sentore di fiori. È preparato in modo diverso dal the nero: fa appassire poco o nulla e, al contrario, si impregna di vapore. Poi, evitando la fermentazione, si setacciano le foglie e si asciugano in un tamburo rotante.
Recentissimi studi americani hanno dichiarato il suo potere anticancro: hanno scoperto che un composto contenuto nel the verde e chiamato “Egcg” inibisce l’attività di un enzima necessario alla crescita del tumore; quindi, chi beve quattro tazze di the verde al giorno riduce rischio di tumore. Inoltre sembra abbia la qualità di abbassare il colesterolo, un effetto depurativo, diuretico e dimagrante. Insomma è quasi una panacea!
Allora, buon the a tutti!
Maria Pia

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ZIWA

Giovedi 7 giugno la Cooperativa ha incontrato Tito Arunga - responsabile dell’organizzazione kenyiota Ziwa – con l’intento di fare conoscenza diretta con un produttore che da poco è entrato nel circuito del commercio equo. Ziwa è nata a Kisumu, città situata nella parte occidentale del Kenya, in cui l’economia è tradizionalmente basata sull’agricoltura e sulla pesca. Nel corso degli anni Ottanta ha acquistato importanza anche la produzione di artigianato con materie prime locali, a seguito di una saturazione delle possibilità di impiego nel settore pubblico. Negli anni ’90 la creazione di piccole imprese di artigianato è stata sostenuta tramite la concessione di crediti da parte di organizzazioni internazionali, tuttavia presto si è creata una situazione di squilibrio fra l’eccessiva offerta e un mercato ristretto; Ziwa è sorta nel 1997 proprio con lo scopo preciso di favorire l’accesso ai mercati da parte degli artigiani, al di là del mercato locale. Nel 1999 c’è stato il primo contatto con CTM a Milano durante la Fiera del Commercio Equo Tutta un’altra cosa (che quest’anno si è appena svolta a Genova il 15-16-17 giugno) e l’anno scorso si sono avviati i primi rapporti commerciali.

In questi pochi anni Ziwa si è ingrandita, dando attualmente sostegno a 130 piccole imprese informali. L’attività di Ziwa è in sintonia con i principi del commercio equo e solidale: tra gli artigiani si annoverano disabili e donne, che difficilmente potrebbero accedere a forme di reddito diverse dall’artigianato. La scelta delle materie prime è guidata da un’attenta valutazione dell’impatto ambientale: vengono infatti riciclati fogli metallici scartati dalle industrie locali e lavorati per creare vassoi, scatolette e contenitori vari, mentre con fili elettici vengono realizzati oggetti regalo e per la casa; Ziwa è poi riuscita a utilizzare le fibre naturali del giacinto d’acqua, una pianta infestante del lago Vittoria che causava danni alla pesca, per produrre carta e mobili, dopo aver scoperto l’utilizzo di una pianta simile in Bangladesh. Ziwa collabora inoltre con un’organizzazione di tutela della salute per la sensibilizzazione riguardo al problema AIDS.

Tito Arunga ha sottolineato l’importanza di conoscere la storia del prodotto che si acquista, perché un regalo può fare piacere a chi lo ha prodotto oltre che a chi lo riceve. Per il futuro Tito si è posto tre obiettivi prioritari: la possibilità per i lavoratori di avere denaro disponibile da investire oltre che per soddisfare le esigenze di sopravvivenza, una maggiore conoscenza delle richieste del mercato per poter coinvolgere molti più artigiani, sensibilizzare il governo locale per quanto riguarda il settore dell’artigianato e le condizioni di lavoro.

On Line:
http://www.net-kenya.com/ziwa/

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ZUCCHERO: MASCOBADO

Grazie alla lavorazione tradizionale artigianale lo zucchero di canna integrale mantiene inalterati i suoi componenti naturali. La canna tagliata e raccolta viene pressata in un mulino. Lo sciroppo denso che si ottiene viene messo a cuocere in grandi marmitte, per far evaporare l’acqua che vi è contenuta. Le canne pressate vengono essiccate ed utilizzate come combustibile per la cottura. Dopo circa quattro ore, lo sciroppo raggiunge la giusta consistenza, viene versato su grandi tavole dai bordi rialzati e costantemente rimescolato durante il raffreddamento, per ottenere una cristallizzazione omogenea. Da dodici tonnellate di canna si ottiene circa una tonnellata di MASCOBADO.
Ma da dove proviene questo zucchero? E chi lo produce? Proviene dalla cooperativa di coltivatori di canna da zucchero PITAFA (Pisang Tamua - an farmers Assotiation) dell’isola filippina di Panay. L’isola, 500 km a sud di Manila, dipende completamente dall’economia agricola: per questo alcune ONG filippine hanno sostenuto la costruzione di un mulino e l’avvio della commercializzazione dello zucchero in Europa. Accanto al mulino è sorto un ambulatorio diurno per i lavoratori e un magazzino per alcuni generi alimentari di prima necessità a disposizione dei soci. La CTM acquista lo zucchero direttamente da PITAFA, garantendo una retribuzione dignitosa ai lavoratori: infatti l’incidenza del costo della mano d’opera del 30%, mentre il dazio che lo Stato italiano impone in virtù delle misure protettive di tipo tariffario costituisce quasi la metà del prezzo d’acquisto.

Carla Bellintani

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