Lombardia Equa e Solidale

81 organizzazioni, 139 punti vendita e un giro d’affari di oltre 60 milioni di euro i dati del primato lombardo. È quanto presenta la ricerca “Lombardia Equa e Solidale” che affronta anche il tema del “domestic fair trade”.

La Lombardia è la regione italiana dove ha maggior successo il Commercio Equo e Solidale. Sono infatti 81 le organizzazioni censite dalla ricerca realizzata da Altreconomia per la Regione Lombardia, che vantano sul territorio non meno di 139 punti vendita (le cosiddette “Botteghe del Mondo”) e fatturati per oltre 16 milioni di euro. È possibile stimare che i lombardi spendano oltre 60 milioni di euro in prodotti del fair trade.

La maggior parte delle organizzazioni -tutte non profit- sono associazioni di volontariato o cooperative, per un totale di oltre 12mila soci e 2.400 volontari impegnati. Sia tra i volontari sia tra i lavoratori (circa 160 in totale) prevale nettamente la presenza femminile. Non solo, le migliori clienti sono soprattutto le donne di oltre 45 anni con titolo di studio elevato. I prodotti più venduti nelle botteghe sono gli alimentari. Mentre, nel campo dell’artigianato, un ruolo preponderante lo riveste la vendita delle bomboniere.

I dati arrivano dalla ricerca “Lombardia Equa e Solidale”, commissionata dalla Regione e curata dalla rivista “Altraeconomia” che è stata presentata a Palazzo Lombardia. Sempre sul fronte dei dati emerge che la Città metropolitana di Milano è quella che presenta il numero più alto di organizzazioni (21) e di punti vendita (36). Seguono nella classifica le province di Sondrio, Como, Lecco, Monza.

Da osservare, inoltre, che alla luce dei dati emersi, l’impatto economico del commercio equo e solidale in Lombardia nelle conclusioni della ricerca si legge: «Possiamo affermare che, nell’insieme di tutti gli ambiti, i lombardi spendano tra i 61 e i 65 milioni di euro l’anno in prodotti del commercio equo (compresi quelli a marchio Fairtrade): in bottega, in un supermercato, in altri punti vendita specializzati, in mensa, al bar o al ristorante, in ufficio, in eventi particolari. Sono dunque meno di sette euro per ciascuno degli oltre 10 milioni di abitanti: il margine di crescita è evidentemente molto alto».

Tra i punti della ricerca anche il tema del “domestic fair trade” (la possibilità di considerare produttori di commercio equo anche soggetti del Nord del mondo), oggetto di grande dibattito. L’ultima conferenza mondiale di WFTO, tenutasi sul finire del 2017 a Delhi, ha confermato ufficialmente che anche produttori del “Nord” potranno diventare soci, purché siano considerati “svantaggiati”. D’altra parte anche nelle nostre botteghe da tempo si possono trovare prodotti realizzati in Italia da organizzazioni che rispettano tutti i principi cardine del commercio equo e solidale (come tutta la linea Solidale Italiano di Altromercato, e tanti altri prodotti).

È in atto dunque nel movimento mondiale una sorta di transizione verso un’economia “responsabile” di cui il commercio equo e solidale diventi sistema distributivo, ma non solo.

Da Vita

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